Chiesa Collegiata Santo Stefano

Chiesa Collegiata Santo Stefano

Piazza della Collegiata 1, Bracciano (RM) - 00062
LA CHIESA DI SANTO STEFANO DI BRACCIANO (Marzia Panunzi) La primitiva chiesa di Santo Stefano in origine doveva essere la cappella privata dei Prefetti di Vico; solo dopo l’acquisto del feudo da parte degli Orsini, all’inizio del XV sec., cominciò ad assumere la funzione di luogo aperto al culto pubblico. La prima chiesa costruita all’interno del borgo della quale si abbiano notizie fu però San Clemente. Di quest’ultima rimangono tracce nei toponimi locali (“scalinata di S. Clemente”), che ne indicano pure la posizione. Da quello che risulta era di modeste dimensioni (7x5 m) e fù la prima chiesa collegiata. Il Capitolo risiedette in San Clemente fino al 1427, come si desume da un atto di compravendita di casa Orsini rogato dal notaio Giacomo Bonalfucci di Civita Castellana, ed in quell’anno si trasferì “ad Ecclesiam prope Arcem titulo Gloriosissimi Protomartyris S. Stephani”. Di questo primo periodo, data la difficoltà di consultazione dell’archivio Orsini e l’inesistenza di documenti parrocchiali, non è stato possibile rintracciare a tutt’oggi documenti su S. Stefano. Attorno al 1550 le dimensioni di S. Stefano erano ormai inadeguate e a questo si aggiunse il cattivo stato dell’antica costruzione che obbligò il Capitolo ad importanti interventi di ampliamento. La nuova costruzione dovette essere realizzata rapidamente visto che nel 1554 vi fu celebrata, per la prima volta, la festa solenne di maggio in onore di San Sebastiano. Dalla relazione della Visita Apostolica del 1574 sappiamo che la chiesa aveva otto cappelle, sei delle quali sotto il patronato di famiglie locali. Tra il 1609 e il 1619 vennero anche eseguiti i lavori di restauro e trasformazione del vecchio campanile che assunse la forma che vediamo attualmente. Quello di stile tardo medievale, caratterizzato da tetto a cuspide e finestrelle, era stato infatti colpito per due volte da un fulmine. Per gli anni successivi vengono ricordate cerimonie solenni in S. Stefano, come la memoria del 30 maggio 1619: “Disse messa nella collegiata di S. Stefano il cardinal Alessandro Orsini insieme a Don Francesco Orsini suo fratello abate di Farfa, e all’arcivescovo di Famagosta”; battesimi e matrimoni di personaggi di casa Orsini, unitamente però alle feste religiose volute dalla comunità e dalle confraternite. A causa dell’aumento rapido della popolazione si presentò la necessità di ingrandire la chiesa e ovviare ai problemi di umidità che la riguardavano. Per questi motivi il Capitolo decise di rivolgersi nel 1638 all’architetto Orazio Turriani, nativo di Bracciano ma attivo a Roma, dove aveva progettato la facciata di S. Lorenzo in Miranda e la chiesa di S. Francesco di Paola. Le modifiche apportate dal Turriani non erano state risolutive poiché nella Visita Pastorale del 1658 si parla della “nuova fabbrica della chiesa”. Quasi sicuramente su disegni dello stesso architetto, infatti, fu dato inizio alla “Fabbrica” dell’attuale chiesa che si protrasse per oltre settant’anni. Uno dei primi contributi per la costruzione fu quello di papa Innocenzo X durante una sua sosta a Bracciano: “il giorno di S. Simone e Giuda (il papa) venne ad udire messa in S. Stefano come anco il giorno seguente di buon hora e domandateli da me … la limosina per la fabbrica della chiesa diede 7 misure e mezzo di grano che erano incamerate nella mensa episcopale”. Nel 1671 la chiesa era ancora un cantiere, ma l’arciprete Marcantonio de Balestris volle consacrarla: “Il giorno 30 marzo, seconda domenica di Pasqua, l’Em.mo e Rev.mo cardinal Giulio Spinola, presbitero di S. Martino ai Monti, vescovo di Nepi e Sutri, venne nella nostra chiesa di S. Stefano … così ornata dal pavimento alle colonne di drappi di seta da apparirne avvolta. A questa, prima erano arrivati l'ecc. card. Orsini, insieme con l’em.mo Baldo Baldeschi arcivescovo di Cesarea e Scipione de Martini, vescovo … come vescovi e assistenti. Là all’altare maggiore fu iniziata dagli stessi em.mi la mensa solenne uno dei quali sull’altare di legno eretto per questo evento e successivamente durante la celebrazione della stessa mensa fu compiuta la consacrazione con grande plauso del popolo che gridando a gran voce si rallegrava con enorme gaudio, che tuttavia toccò il culmine quando l’ecc.mo nostro cardinal Orsini in processione procedette alla benedizione intorno alla chiesa, mentre si innalzavano fuochi d’artificio e si sparavano colpi di cannone e una schiera di soldati fu disposta nella piazza della chiesa. Per tutto ciò detto prima il nostro capitolo deve in eterno rendere innumerevoli grazie al nostro Orsini che si è degnato di dar lustro alla solenne consacrazione della nostra chiesa. Per memoria di ciò Marcantonio de Balestris scrisse tutto ciò”. Nel 1685 fu ufficialmente posata la prima pietra del nuovo altare maggiore in muratura, che andò a sostituire quello esistente realizzato in legno. Fra le tante opere databili tra la seconda metà del XVII e l’inizio del XVIII secolo presenti all’interno della chiesa, va citata la pala d’altare maggiore attribuita al pittore modenese Giacomo Zoboli, che raffigura il martirio di Santo Stefano e la pala d’altare di Giacinto Gimignani, datata 1669, dedicata a San Sebastiano. Ai primi del 1700, quando già il ducato di Bracciano era stato acquistato dalla famiglia Odescalchi, per ovviare alle difficoltà di accesso a S. Stefano, fu creato un piano di fronte all’ingresso principale utilizzando i conci e i capitelli dell’antica chiesa. La struttura, ormai terminata, presenta un impianto a croce latina con una navata centrale e due laterali, che costituiscono il suo corpo longitudinale e due cappelle laterali che ne rappresentano il transetto. S. Stefano fu di nuovo consacrata nel 1732 e la nuova facciata venne ultimata nel 1758. Quest’ultima ripete uno schema bipartito tipico dell’epoca, scandito da paraste e fregi in stucco, con due volute laterali nella parte superiore. Una profonda trasformazione dell’area antistante la chiesa avvenne nel 1869 con la costruzione dell’attuale gradinata di accesso a due rampe e, nel 1873, con la definitiva sistemazione della piazza a larghe gradinate. Nel 1885 il Capitolo decise il restauro generale della chiesa con fondi in parte donati dalla principessa Sofia Branicka Odescalchi. Questi ultimi lavori, durati circa dieci anni, trasformarono profondamente l’aspetto interno della chiesa. Il nuovo pavimento in marmo di Carrara, ad esempio, portò alla distruzione di quello seicentesco in cotto e di tutte le lapide funebri in esso inserite. Ai primi del 1900, con la trasformazione della cappella forse dedicata in origine a S. Antonio e destinata invece ad ospitare la macchina processionale contenente le tavole del SS. Salvatore, può considerarsi conclusa la storia della “fabbrica di S. Stefano”.
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